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Martedì 8 novembre 2016 inizio Corso per Sommelier a Rieti

Corso per Sommelier a Rieti.  Sono aperte le iscrizioni al Corso di qualificazione Professionale per Sommelier a Rieti. Data prevista inizio Corso Martedì 8 novembre 2016 ore 20,00. Informazioni e prenotazioni:
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Centopercento Gusto incontra lo Champagne Barfrontarc giovedì 9 Giugno

Domenica delle Bollicine "Edizione 15" Il consueto appuntamento con le bollicine è giunto alla quindicesima edizione. Quest'anno il tema sarà il rosa, la degustazione offre una panoramica di diverse realtà
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Corso per Sommelier a Rieti

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Francesco | 05-05-2015

Corso per Sommelier a Rieti.  Sono aperte le iscrizioni al Corso di qualificazione Professionale per Sommelier a Rieti. Data prevista inizio Corso Martedì 8 novembre 2016 ore 20,00. ... >>>

Centopercento Gusto

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Francesco | 16-05-2016

Aperto nel Luglio 2015 Centopercento Gusto sta dimostrando di essere un locale interessante e dalle ampie prospettive. L’attenzione alla qualità della materia prima, la creativit... >>>

Lo Sherry e i suoi abbinamenti

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Francesco | 30-03-2016

Lo Sherry è vino liquoroso prodotto nei dintorni delle città spagnola di Jerez de la Frontera. Essa deve il suo nome all'antica città fenicia di Xerò ribattezzata nei secoli con vari nom... >>>

Olio Extra Vergine di Oliva

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Francesco | 13-03-2016

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Seminario Vernaccia San Gimignano

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Marco | 21-02-2016

Nessun vino italiano può vantare una storia lunga secoli come la Vernaccia di San Gimignano. Alla fine del Duecento appare in Europa sulle mense dei re, dei papi, dei ricchi mercan... >>>

Chianti Classico

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Francesco | 08-01-2016

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Trappolini

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Francesco | 13-10-2015

Al confine umbro, nell’alta Tuscia Viterbese,  da più di cinquant’anni  l’azienda coltiva e produce vino. Cura maniacale, conoscenza e ricerca scientifica s... >>>

Brindisi di apertura dell'anno sociale

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Francesco | 21-09-2015

Venerdì 2 ottobre dalle 19,00 sarà l’occasione per ritrovarci dopo le vacanze e festeggiare insieme l’apertura del nuovo anno sociale che sarà ricco di appuntamenti e novità. &... >>>

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Lo Sherry e i suoi abbinamenti

Lo Sherry è vino liquoroso prodotto nei dintorni delle città spagnola di Jerez de la Frontera. Essa deve il suo nome all'antica città fenicia di Xerò ribattezzata nei secoli con vari nomi: Ceret dagli Antichi romani, Sherish dagli arabi, Jerez dagli spagnoli. Pare che siano stati i Fenici ad introdurre la vite in Spagna e ai tempi dei Romani i vini di questo paese erano già noti e apprezzati, come testimoniato dalle citazioni di Plinio il Vecchio nella sua monumentale Naturalis Historia e da Lucio Columella nato a Cádiz, non lontano da Jerez nella sua opera De Re Rustica. Il vino di Jerez ha sempre goduto di un'elevata notorietà anche al di fuori della Spagna e già nella metà del XIV si hanno notizie di ingenti esportazioni, annotate nei registri con il termine di saca. Furono due parole di origine Araba - saca e Xeris - a dare origine al termine con cui questo vino è ancora noto in Inghilterra: Sherry. Pare sia stato William Shakespeare a coniare il termine sherris sack una chiara anglicizzazione dei due termini Arabi che ben presto divenne Sherry.

Una serata di approfondimento sulla conoscenza dello Sherry, attraverso il suo territorio il metodo di produzione e le differenti tipologie. Ampio spazio sarà dedicato all'abbinamento cibo vino. In degustazione differenti tipologie di Sherry abbinati a differenti preparazioni.
Guiderà la degustazione il sommelier Paolo Tamagnini.

Di seguito i vini e gli abbinamenti:

Manzanilla Papirusa Lustau Frittura di erbe aromatiche
Fino del Puerto Gonzales Obregon Lustau Focaccia ripiena

Palo Cortado “Vides” Lustau Risotto allo zafferano

Vors Amontillado 30 years Lustau Gulash

Oloroso De Jerez Almacenistas “Pata de Galina” Lustau Erborinato
Moscadel “Emilin” Solera Riserva Lustau Frutta caramellata

Pedro Jimenez “Murillo” Centenary Selection Lustau Cioccolato fondente

 

Luogo: Ristorante La Foresta      via Foresta 51 Castelfranco Rieti

Date: Sabato 7 maggio Orario: alle 16,30  Costo: € 40

Info e prenotazioni: 3292576842

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Aprile 2016 18:25
 

Centopercento Gusto

Aperto nel Luglio 2015 Centopercento Gusto sta dimostrando di essere un locale interessante e dalle ampie prospettive. L’attenzione alla qualità della materia prima, la creatività nel rispetto della tradizioni sono tra gli ingredienti principali di questa interessante proposta gastronomica. Il locale è stato concepito per essere attivo durante tutta la giornata, dalla colazione al dopo cena.  

Giovedì 9 giugno 2016 la cucina di Centopercento Gusto incontra lo Champagne Barfrontarc, una serata dedicata all’abbinamento cibo vino con le varie tipologie di champagne prodotte da questa interessante maison.

 

 

 

Ecco il menu della serata con il relativo abbinamneto:

 

Il nostro Gaspacho – Brut Rosé

 

Zuppa di piselli alla menta, gamberi di fiume e riso soffiato – Brut Blanc de Blancs

 

Tortelli di pasta al caffè ripieni di Germano reale, gocce di lampone e salsa di zucchine – Brut Tradition

 

Variazione di Maiale nero dell'Appennino con salsa di verza viola –  Brut Blanc de Noirs

 

Millefoglie di nocciole, mousse di cioccolato, gelato di banana – Marsala

 

 

Luogo: Centopercento Gusto via Garibaldi 272  Rieti

Date: Giovedì 9 giugno Orario: alle 20,30  Costo: € 45

Info e prenotazioni: 3292576842

 

 

 

Olio Extra Vergine di Oliva

Olio Extra Vergine di Oliva

I temi che verranno affrontati:

Introduzione all'analisi sensoriale, Il metodo. per la valutazione organolettica degli oli di oliva vergini, Caratteristiche chimico-fisiche degli oli di oliva, Olivicoltura e gli effetti sulla qualità degli oli di oliva, Influenza della tecnologia sulla qualità degli oli di oliva, La legislazione in campo oleicolo, Produzione e consumi nel mondo.

La parte pratica:

Tecnica di assaggio, valutazione organolettica, Riconoscimento dei difetti, Riconoscimento dei pregi.

La lezione sarà tenuta da Paola Fioravanti Docente UMAO Unione Mediterranea Assaggiatori di Olio

 

Questa lezione gratuita è possibile grazie a COPAGRI e OPOL

 

L’O.P.O.L  Soc. Coop. riunisce circa 1.200 produttori olivicoli che esprimono una superficie di oltre 1.500 ha, interessando i territori olivicoli delle province di Rieti, Roma e Frosinone. La maggiore consistenza dei soci è concentrata nell’areale della provincia di Rieti che sconfina in quella di Roma coinvolgendo la Sabina romana. L’organizzazione è presente anche in provincia di Frosinone.

La Confederazione Produttori Agricoli COPAGRI è un'organizzazione professionale agricola a vocazione generale. Essa organizza ogni tipologia di impresa agricola operante in Italia, lavoratori autonomi dell'agricoltura e produttori agricoli singoli ed associati, con l'obiettivo primario di tutelarne gli interessi economici, professionali e sociali e di valorizzare il settore nei suoi vari profili.

 

Luogo: Ristorante La Foresta      via Foresta 51 Castelfranco Rieti

Data: Giovedì 17 marzo Orario: dalle 16,00 alle 20,00

 

Ultimo aggiornamento Domenica 13 Marzo 2016 16:11
 

Seminario Vernaccia San Gimignano

Nessun vino italiano può vantare una storia lunga secoli come la Vernaccia di San Gimignano.

Alla fine del Duecento appare in Europa sulle mense dei re, dei papi, dei ricchi mercanti. E’ un vino bianco, il colore della regalità: «coppe, nappi, bacini d’oro e d’argento / Vin greco di riviera e di vernaccia» recita il poeta sangimignanese Folgòre all’inizio del Trecento. Con ogni probabilità il nome Vernaccia deriva da

 Vernazza, luogo d’imbarco della produzione ligure. E proprio la Vernaccia è il vino più ricercato e prezioso. Le gabelle di San Gimignano lo segnalano già nel 1276: una «salma vini de vernaccia ad mulum, soldi 3»; Salimbene de Adam lo descrive prodotto nelle Cinque Terre nel 1285, molti poeti francesi del periodo lo cantano come il vino più prezioso: «in verità, di tutti i vini è il non plus ultra» scrivono Jeofrois de Wateford e Servais Copale.

Nel Trecento ottiene un successo straordinario non solo sulle tavole delle classi dominanti. La storia della letteratura riporta un crescendo di estimatori: da Cecco Angiolieri a Dante, da Boccaccio a Franco Sacchetti, dai francesi Eustache Deschamps e Jean Froissart agli inglesi John Gower e Geoffrey Chaucer. Quest’ultimo la prescrive al vecchio Januarie per affrontare la notte con la giovane sposa: «He drinkkith ypocras, clarre, and vernage / of spices hote, to encrese his corrage».


Nelle terre di San Gimignano, già produttrici di rinomato zafferano, diventa subito un prodotto “di punta” assieme al vino Greco. Già nel 1321 si trovano atti che descrivono le vigne: «Narduccio del fu Saladuccio acquista alcuni pezzi di terra nella vigna di Casale (…) riservandosi l’orto e il pastino vernaccie». Nel 1330 un testamento descrive il poggio «dicta vinea vernaccie». Nel Catasto fiorentino del 1427 il prezzo della Vernaccia sangimignanese arriva a 3,90 fiorini. Nel 1465 il nostro vino brilla nei calici delle nozze di Bernardo Rucellai con Nannina Medici, sorella di Lorenzo il Magnifico. Nel 1487 Ludovico il Moro, signore di Milano, pretende dal Comune di San Gimignano 200 fiaschi di Vernaccia per le nozze di un Visconti con Isabella, figlia del re di Napoli. Le richieste dei “potenti” non dovevano essere sporadiche, né tenute in poca considerazione se il Comune di San Gimignano si preoccupa, nel 1477, di nominare due ufficiali assaggiatori perché «ne provvedessero del migliore e ben condizionato».

Nel Cinquecento la produzione cresce ulteriormente. Tutte le principali famiglie sangimignanesi e le molte fiorentine che avevano acquistato delle terre e delle fattorie nel contado, impiantano nuove vigne di Vernaccia. Ne è testimone, negli anni immediatamente successivi al 1553 Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III Farnese, il quale racconta che «nella partita che fece di Roma Sua Santità che fu nell’anno 1536 la sera alloggiò a Poggibonzi, dove qui erano ottimi vini di S. Geminiano (…) anche di buonissime vernacciuole, e di questa bevanda gustava molto S.S. e faceva onore al luogo ».

Il Seicento è un secolo “dorato” per la Vernaccia di San Gimignano. Nel 1610 non sfugge al commento di Francis Scott, autore della prima “guida” d’Italia per i viaggiatori del grand tour: «cittadina particolare, perché produce vina vernatica finissimi e si decora bene di Templi splendidi». Un grandissimo estimatore del «dolcissimo licore» è stato sicuramente Gabriello Chiabrera, poeta famosissimo nelle corti italiane ed europee, che sottolinea l’eccellenza del vino in diverse opere: «di vin qual ambra puro / voglio io ch’ella trabocchi, / che dolce, che maturo, / tosto che il’ versi ti s’avventa agli occhi i grappoli suoi furo / della vendemmia egregia / onde in Toscana Gimignan si pregia». E’ alla corte dei Medici, granduchi di Toscana, che la Vernaccia di San Gimignano raggiunge un’altissima considerazione. Giorgio Vasari dipinge, nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, nell’ “Allegoria di San Gimignano e Colle Val d’Elsa” «un satiro giovane che beve la Vernaccia di quel luogo». Quasi un secolo dopo, nel 1643, Michelangelo Buonarroti il giovane scrive i versi: «ma i terrazzani altrui sempre fan guerra / con una traditora lor vernaccia, / che dànno a bere a chiunque vi giugne / e bacia, lecca, morde e picca e pugne», ed infine Francesco Redi, nel “Bacco in Toscana” avverte: «Se vi è alcuno a cui non piaccia / La Vernaccia / Vendemmiata in Pietrafitta, / interdetto, / maladetto, / fugga via dal mio cospetto».

Nel Settecento gli anni del declino della produzione coincidono con i cambiamenti del gusto. L’arrivo in Europa delle nuove bevande esotiche: tè, caffè, cioccolata, il diffondersi dei liquori, prima sconosciuti o usati per lo più come medicina, crea una nuova moda che relega la Vernaccia (come la Malvasia e i vini “grecizzanti”) ai margini dei desideri della società e dei mercati. Tuttavia, anche se in quantità ridotte, la Vernaccia di San Gimignanocontinua ad essere prodotta. Nel 1787 Giovanni Targioni Tozzetti scrive che la Vernaccia ha «tanto poco colore che pare acqua, e al palato riesce gentile, ma non risveglia una sensazione di gran sapore, sicché gustato pare vino leggerissimo ma nello stomaco mette gran fuoco» e nel 1787 l’Ospedale di Santa Fina ancora vanta tra le sue proprietà una “vigna delle vernaccie”.

Nell’Ottocento la produzione continua ancora a calare e ormai il vitigno si trova soltanto sparso tra i filari mescolato agli altri per «fare vino comune». In questi anni il canonico Ignazio Malenotti, accademico dei Georgofili, autore di un best seller dell’epoca, il “Manuale del vignaiolo toscano”, conferma questa situazione descrivendo accuratamente le modalità tradizionali della vinificazione dell’antico vino.

All’inizio del Novecento, mentre l’ondata delle patologie sta cambiando radicalmente i connotati del vigneto italiano, Ugo Nomi Venerosi-Pesciolini, fondatore dei Musei Civici e della Biblioteca di San Gimignano, rileva che di Vernaccia «qualche raro possidente ne serba alcun poco, o per curiosità o per gratificarne gli amici, ma è cosa piccolissima e non si commercia; tiensi quasi come il rosolio».

La rinascita comincia negli anni Trenta del Novecento. Carlo Fregola, Reggente della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Colle di Val d’Elsa, è convinto della possibilità di reimpianto dell’antico vitigno e lo ritrova nel 1931 sparso nei filari in quasi tutte le zone del Comune di San Gimignano. «Gli agricoltori di S. Gimignano debbono comprendere l’importanza del tentativo di riconquistare alla Vernaccia l’antica considerazione. Lo scopo si dovrebbe raggiungere perché il prodotto è veramente pregevole». La seconda guerra mondiale spegnerà subito ogni velleità di rinnovamento. Il processo è tuttavia ormai innescato e nei primi anni Sessanta ricomincia con vigore.

Gli anni ’60 del secolo scorso segnano la rinascita del vino. Recuperato il vecchio vitigno dalla confusione dei filari della coltivazione a promiscuo, la Vernaccia viene reimpiantata nelle vigne secondo i criteri della viticoltura specializzata. Nel 1966 è il primo vino italiano ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata. Nel 1972 la creazione del Consorzio della Vernaccia, poi Consorzio della Denominazione San Gimignano, dà nuovo slancio alla produzione che cresce progressivamente in quantità e qualità ottenendo nel 1993 la Docg, il massimo riconoscimento della legislazione italiana vigente. Gli ultimi venti anni sono contraddistinti da un’ulteriore e generalizzata crescita della qualità del vino come dalla ricerca della salubrità del prodotto, e dalla ricerca delle caratteristiche peculiari dellaVernaccia di San Gimignano attraverso la consapevolezza “antica” dei produttori di interpretare una “nuova tradizione”.


Il vino Vernaccia di San Gimignano si presenta dal colore giallo paglierino con riflessi dorati che si accentuano con l'invecchiamento. Il profumo è fine, delicato con sentori fruttati e floreali in età giovanile. Con l'affinamento e l'invecchiamento sviluppa il caratteristico sentore minerale di pietra focaia. Al gusto è un vino asciutto, armonico, sapido. 

Pur gradevole da giovane, sorprende spesso per le capacità di invecchiamento evolvendo note, sia olfattive che degustative, complesse e minerali. Non a caso è uno dei pochissimi vini bianchi prodotti anche nella tipologia riserva.

 


Un seminario per comprendere la storia e le caratteristiche di questo grande vino bianco Toscano.



Luogo: Ristorante La Foresta      via Foresta 51 Castelfranco Rieti

Date: Sabato 5 marzo Orario: alle 16,30 

Costo: € 20

 

 

Chianti Classico

Il Chianti, ovvero il territorio che da secoli produce il vino Chianti Classico, è una parte di Toscana delimitata a nord dai dintorni di Firenze, a est dai Monti del Chianti, a sud dalla città di Siena e a ovest dalle vallate della Pesa e dell’Elsa. E’ questa una terra di antiche tradizioni, civilizzata in tempi remoti, prima dagli Etruschi di cui esistono testimonianze proprio legate al mondo del vino e poi dai Romani.

In epoca medioevale il Chianti fu terra di continue battaglie fra le città di Firenze e Siena e, in quel periodo, nacquero villaggi e badie, castelli e roccaforti, trasformati in parte in ville e residenze quando i tempi si fecero più tranquilli. Fu allora che ai grandi boschi di castagni e querce venne sottratto spazio per le coltivazioni della vite e dell’olivo, che acquistarono progressivamente importanza economica e fama internazionale.

Al 1398 risale il primo documento notarile in cui il nome Chianti appare riferito al vino prodotto in questa zona. Già nel ’600 le esportazioni per l’Inghilterra non erano più un fatto occasionale e, a partire dal ’700, con la rinascita agraria della Toscana, la mezzadria divenne il principale sistema agricolo del Chianti e il paesaggio si arricchì delle testimonianze di una diversa organizzazione del lavoro. A quel periodo risalgono gran parte delle case coloniche e delle sistemazioni poderali ancora oggi esistenti. Dalla fine dell’800 alle soglie del terzo millennio, il vino Chianti Classico si è sempre più affermato sulle tavole di tutto il mondo, regalando al territorio di produzione prosperità e benessere.

Le “capitali” del Chianti sono le città di Firenze e Siena e le sue terre si estendono proprio a cavallo tra le due province: si tratta di 70.000 ettari che comprendono per intero i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti e in parte quelli di Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano in Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa.

La zona viticola del Chianti è stata delimitata nel 1932 da un decreto ministeriale e da allora i confini sono rimasti invariati. Il decreto definiva la zona di produzione del vino Chianti Classico come la “zona di origine più antica”, conferendole un attestato di primogenitura e riconoscendole, così, una peculiare unicità territoriale. Già da allora, l’attuale territorio del Chianti è stato quindi riconosciuto come zona di produzione originaria per il vino Chianti Classico, che per distinguersi dai vini Chianti nati in seguito e prodotti in zone diverse dal territorio del Chianti ha dovuto fregiarsi dell’appellativo “Classico”. Classico significa quindi “il primo”, “l’originale”.

Con oltre 600 soci iscritti, di cui circa 350 imbottigliatori, il Consorzio Vino Chianti Classico rappresenta oggi il 95% dell’intera denominazione e si avvale di un’organizzazione moderna, strutturata e professionale per svolgere al meglio le missioni per cui è nato: la tutela e la valorizzazione del vino Chianti Classico e del suo marchio.
Dal fronte della salvaguardia, che vede impegnati il laboratorio e quello legale, a quello della valorizzazione, affidato all’ufficio marketing e comunicazione, la macchina consortile si sviluppa in diversi organi legati dal comune impegno verso produttori e consumatori del “classico” e della sua terra di origine.

Guiderà il seminario e la degustazione Massimo Castellani Delegato AIS FIRENZE,

Referente Didattico AIS TOSCANA, Relatore dei corsi di qualificazione professionale per Sommelier, Docente di cultura enogastronomica dell’Università di Firenze e Docente Master Sommelier AIS-ALMA.

Primo Sommelier della Toscana 1993, Vice Campione Italiano dei Sommelier 1993 –1994.
Membro della Commissione didattica Nazionale, cura la didattica regionale dei corsi e verifica la formazione dei nuovi relatori e degustatori.


I prodotti in degustazione:

 

Bibbiano – Riserva Montornello 2013

Castello di Monsanto – Riserva 2011

Castello di Volpaia – Riserva Coltassala 2012

Castello Vicchiomaggio – Riserva Agostino Petri 2012

Fattoria Le Fonti – 2011

Fèlsina – Riserva 2009

Monte Bernardi – Riserva 2013

Panzanello – Riserva 2011

Rocca delle Macìe – Riserva Famiglia Zingarelli 2012

 

 

Luogo: Ristorante La Foresta      via Foresta 51 Castelfranco Rieti

Date: Sabato 6 febbario  Orario: alle 16,30

Costo: € 30

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Gennaio 2016 10:21
 
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